L’amplesso del dardo – L’arco di Kim Ki-Duk

arco_de rosa_1Qual è il confine tra pedofilia e amore, tra incesto e sentimento platonico?
Qual è il limite tra l’aberrazione e la scientificità del freudiano complesso edipico?
Fin dove possono spingersi le mani di un sessantenne su una bambina che ancora inconsapevole, sboccia alla vita?

Non esistono spiegazioni razionali allo spinoso territorio dell’intimità, dei sentimenti inconfessabili e in questo, il visionario regista coreano Kim Ki-Duk ci ha largamente istruiti. O forse no?
Che questo genio orientale si faccia beffa dello spettatore, nel profondo, stimolando volutamente in lui, l’istinto del voyeur? La realtà è che esplodendo in scandali tematici e visivi sul grande schermo, Kim Ki-Duk dà voce all’indicibile insito in ognuno di noi; una landa straniera e oscura con cui chiunque ad un certo punto della propria esistenza, è costretto a fare i conti.
Pulsioni carnali o pulsazioni cardiache? Il dramma e il limite al tempo stesso, è sempre nella scelta…
Come non ricordare Pietà (2012) in cui il protagonista (Lee Jeong-jin) stupra consapevolmente, la donna (Min- soo jo) che dice di essere la madre che lo ha abbandonato alla nascita? Sessualità e affetto repressi che innescano l’ordigno della cattiveria animalesca.

Questo grido all’esplicito, ne L’Arco, pellicola del 2005 era stato delicatamente ammorbidito, ma l’invito alla riflessione scabrosa permane.
Un intenso e del tutto afono Jeon Seong-hwang, che comunica grazie alla forza aulica di ogni sua singola ruga: siamo avvezzi alla scarsità se non alla totale assenza di dialoghi nelle opere di Kim Ki-Duk. Diciamo che non rappresenta una novità se si pensa anche ad altre pietre miliari del cinema di stampo nipponico come Lanterne Rosse (1991) di Zhang Yimou, con una ipnotica Gong Li.
È come se i fotogrammi delle scene cinematografiche orientali vivessero di arazzi di vita, muti nella loro fisica natura ma eloquenti in ogni loro trama, assolutamente indipendenti dalla logica scontata e fin troppo accessibile del linguaggio.

Ecco perché anche la splendida Han yeo-reum non proferisce alcuna parola, nemmeno quando comunica con l’anziano che l’ ha presa con sé quando era solo una bambina di sei anni. Tra i due, una complicità silenziosa e alchemica.
L’uomo, con la pazienza di un cesellatore, plasma la sua giovane crisalide dagli occhi a mandorla, meditando di sposarla all’età di 17 anni e smarcando diligentemente i giorni dal calendario. Con costanza si prende cura di lei, le prepara da mangiare, la lava e lei sembra inconsapevole della propria nudità come Adamo ed Eva nell’opera omonima di Masaccio.
Ma si sa, il bozzolo prima o poi si schiude, fa capolino la farfalla che una alla volta libera le sue ali, cosciente finalmente di poter volare. Il momento è semplice e repentino, così come lo è l’esplosione della pubertà: sul peschereccio dell’anziano che egli affitta giornalmente ad altri pescatori a cui predice il futuro scoccando frecce dal suo arco, mette piede un giovane. Il ragazzo parla alla ragazza, le fa ascoltare il suo ipod: d’un tratto il salto temporale tra la tranquilla primordialità vissuta col vecchio e la modernità che incarna il giovane.
Il dolce lepidottero, non più bruco, si innamora e recide i fili del suo burattinaio. L’anziano però, impazzito d’amore, tenta il suicidio. La ragazza ritorna sui suoi passi e decide di sposarlo sotto lo sguardo attonito del giovane, quasi una nota stonata nello sciamanico duetto tra i due.
Un plauso personale al regista che nonostante i suoi trascorsi europei parigini da pittore, non dimentica le proprie origini e ci regala lo spettacolo estasiante del rito delle nozze coreane.

La conclusione ha sbigottito e inorridito molti spettatori: in particolare ho letto personalmente commenti femminili pesantemente accusatori nei confronti di Kim Ki-Duk, dipinto (è il caso di dirlo!) come un depravato che oltraggia con la sua arte, la dignità della donna.
Mi sconcerta sempre il bigottismo anacronistico di questi nostri tempi moderni, in cui per la verità, noi donne spesso ci costringiamo volontariamente alla perdita di dignità su tanti altri versanti, e non certo perché assistiamo ad una pellicola pseudo erotica. Il fatto è questo e lo espongo a voi lettori così che possiate dire la vostra: dopo le nozze, i due protagonisti si allontanano sul peschereccio, seguiti dallo sguardo addolorato del giovane. L’anziano uomo toglie con delicatezza gli abiti nuziali alla ragazza e intona per lei una straziante melodia, suonando la corda del suo arco. Lei si addormenta e lui osservandola, capisce che non può averla.
Come il vecchio Merlino cadde sotto l’incantesimo della giovane e bella Viviana e finì i suoi giorni rinchiuso nell’antro di una caverna (vi consiglio di leggere dal link a destra, la morte di Merlino scritta da John Steinbeck ne Le gesta di Re Artù e dei suoi nobili cavalieri), l’uomo scocca un’ ultima freccia dal suo arco e si getta in mare suicidandosi. La barca intanto torna al molo e il giovane che attendeva, vede la sua amata dapprima dormiente, ad un tratto avvolta tra le spire del desiderio.
La ragazza è scossa da evidenti spasmi sessuali quasi come in un’estasi mistica; la freccia scoccata prima, incredibilmente si conficca tra i piedi della giovane senza sfiorarla. Nello stesso momento però, al suo primo orgasmo lei si schiude in un indubbio sanguinamento… Il suo giovane amato capisce che l’anziano dell’arco è riuscito ad avere comunque la sua essenza di donna.

La poesia molto spesso ha scandalizzato, inorridito persino. Forse perché sempre legata a doppio filo al binomio Eros-Thanatos. D’amore di vive e dello stesso amore si può morire. Il cinema di Kim Ki-Duk, per nostra fortuna, non è asettica pantomima ma vivido emblema del lirismo poetico, creatore di vita e di morte e per questo, di costante rinascita.

Titolo: L’Arco
Regia: Kim Ki-Duk
Anno: 2005
Sceneggiatura: Kim Ki-Duk
Produzione: Corea del Sud
Durata: 90 minuti
Cast: Jeon Seong-hwang, Han yeo-reum, Seo Si-jeok

LINK DIRETTO ALLA REDAZIONE WHIPART CINEMA —> http://lnx.whipart.it/cinema/10005/abcinema-l-arco-kim-ki-duk.html

Kim Ki Duk – L’Arco scena finale —-> http://www.youtube.com/watch?v=saxgh57M3nA

L’Arco – Il matrimonio rituale —> http://www.youtube.com/watch?v=_hCgiMX5cIE