La democrazia digitale

1365529708-alessandria-vetroneCon il più classico e scriteriato dei colpi di coda il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della ricerca, Francesco Profumo, rappresentante del già dimissionato governo Monti, ha firmato un pezzo di carta che sentenzia a partire dal prossimo anno scolastico la fine del libro di testo cartaceo, amico di tante avventure.
Non entriamo in questa sede nel dettaglio del decreto e delle obiezioni che ha suscitato tra gli operatori del settore, e l’incertezza che unica governa le cose italiane di questi tempi; il principio è quello che conta, e ci dice che la scuola accoglierebbe in pieno un cambiamento epocale, dando anzi una spinta decisiva all’innovazione nell’editoria e nella fruizione del testo, soldi permettendo…

Oggi nessun editore può trascurare la necessità di produrre una versione digitale della propria proposta; e anzi avanzano piccole realtà editoriali che puntano oramai in modo esclusivo su questa soluzione, probabilmente per ragioni eminentemente economiche.
Tuttavia questo atteggiamento, unitamente alla possibilità di sviluppare piattaforme di condivisione, sta producendo i primi risultati apprezzabili. Questa spinta è frenata, a quanto pare, dal vaglio di alcune eminenti, ma attempate menti dell’editoria italiana.
È il caso ad esempio di Roberto Calasso che, riprendendo i contenuti della sua ultima interessantissima opera (L’impronta dell’editore) in una nota trasmissione televisiva, a domanda ha sinteticamente risposto: «Il libro corrisponde a una modalità della conoscenza che è incompatibile con quello che viene propugnato dalla Rete. La Rete è la conoscenza come protesi.»

“Credo nella pluralità dei mezzi e non nel conflitto tra un mezzo e l’altro”; “Io temo di non capire cosa voglia dire nel senso che temo di non afferrare l’esigenza, oggi tanto di moda, di creare un Rete vs Libro” – questa è la prima risposta dell’editore giovane e moderno, dotato di una formazione umanistica ampia e completa, spesso nemmeno soggetto ai dettami del web marketing; addirittura propenso a guardare al passato, con gradi recuperi saggistici, come al futuro, con nuove sperimentazioni!

Consideriamo questo però:
la conoscenza prima di essere scritta, nasce come oralità tramandata. Ve lo ricordate Omero, poeta greco, vissuto presumibilmente tra la fine del Medioevo ellenico (XII-IX sec. a.C.) e gli inizi dell’Alto arcaismo (IX-VIII sec. a.C.)? L’aedo: il cantore che tramandava, attraverso strategie mnemoniche, la storia degli eroi, delle divinità greche, insomma, dell’intero patrimonio culturale di una nazione. Che bella, l’immagine della conoscenza come quella di un canto che passa sulle labbra degli uomini. L’evoluzione di questo canto poi, è un’altra storia. Quando il libro fa la sua comparsa compie la seconda fase metamorfica della crisalide. Criticando pesantemente la rete, si negherebbe l’ultimo grado evolutivo della conoscenza, ma è difficile non concordare con Calasso nell’attribuire importanza “epica” al LIBRO. Naturalmente, il fatto che a difendere l’altissimo valore semantico della carta stampata, sia il direttore editoriale della casa editrice Adelphi, farebbe pensare ad un commento di parte a sostegno della cosiddetta “filiera” – quella in qualche modo consolidata…
Nonostante questa eventualità, si può appoggiare in pieno l’indovinata metafora “ortopedica” sulla multimedialità. Continueremo sempre a pensare che Internet sia stato inventato per i pigri, che spesso, invece di attingere direttamente alla fonte, ricercano brevi (e chissà quanto veritiere) notizie su una pubblicazione. È un po’ come ascoltare su YouTube l’intero album dei Pink Floyd, The Dark Side of the Moon (il disco più venduto di sempre), e non aver mai avuto la fortuna di avere tra le mani la lucente viscosità del vinile originale del ’73. Viene da dire : “Ragazzi, queste si chiamano emozioni! Quindi, abbandoniamo almeno per un giorno Internet e i suoi demoni e andiamo a riempire le desolate biblioteche italiane, scoprendo quanta magia sia in grado ancora di darci un libro in carta e ossa.”

Il modo della rete inteso come ampia piattaforma e contenitore in cui si incontrano e si snodano tante esperienze, non ha mancato di esercitare il suo richiamo sul letterato del terzo millennio. Sempre più spesso galleggiamo privi di scafandro nella cosiddetta blogosfera dove talvolta si colgono autorevolissime idee e riflessioni.
E gli scambi si intensificano: c’è chi propugna – legittimamente, a nostro avviso – la possibilità di rivitalizzare grandi e piccole opere letterarie con l’uso di twitter, ad esempio, trasportando in un certo senso il mare magnum delle pubblicazioni di ogni tempo nel web, per fruirne in modo esteso e capillare.
Tuttavia non si trascuri nemmeno la piega che sta prendendo il web, tutt’altro che scontata, con una domanda che visti anche gli ultimi eventi politici inizia a serpeggiare: la rete è davvero democratica? la libera circolazione è sempre garanzia di qualità? Il fenomeno social, rappresenta in qualche modo una nuova “bolla” che ci spinge pericolosamente ai margini del reale?

Nelle immagini:
Biblioteca di Alessandria, oggi (foto di W. Rundmo)
La macchina di Gutenberg
Immagine da Amazon Kindle

http://lnx.whipart.it/letteratura/9173/editoriale-letteratura-ebook.html

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